Istruzioni per non farsi travolgere dal tornado “Figli”

Istruzioni per non farsi travolgere dal tornado "Figli"
Quando sono rimasta incinta la prima volta era quello volevo.
Lo avevo desiderato così tanto che le notti insonni, le corse notturne al pronto soccorso per l’incapacità di riconoscere una colica, i rigurgiti sulla maglietta, i punti del cesareo che tiravano a ogni colpo di tosse, l’annullamento totale della mia vita sociale e una casa trasformata in un tappeto minato di giochi pronti a esplodere con le loro canzoncine nel pieno della notte, erano la colonna sonora di quella maternità che tanto avevo aspettato e alla quale, nonostante tutto, non avrei mai voluto rinunciare.
E così, dopo 20 mesi di vita stravolta ma di cuore colmo d’amore è arrivato Mattia, desiderato e cercato. 
In realtà, i genitori al primo figlio sono ancora ignari di quello che veramente li aspetta con l’arrivo del secondo.
gelosie fratelli
 
Ed è proprio come afferma Mastandrea nel film “Figli”: quando ne hai ancora uno l’impresa ti sembra fattibile. Ma se per caso arriva il secondo, arriva come una deflagrazione.”
E così è stato anche per noi. 
Il corto circuito si è compiuto. Nessuna distinzione tra il giorno e la notte, chiamate perse, lavatrici non stop, il sogno di una baby sitter full time, il pediatra assurto a confidente, confessore e salvatore per il quale alla fine nutri così tanta amicizia e affetto che ti piacerebbe andarci pure in vacanza.
Perché in realtà anche il concetto di vacanza con due figli andrebbe rivisto con un neologismo tipo “cacanza”. Sì, perché relax e vacanza nel momento in cui diventi genitore non posso più stare nella stessa frase.
L’altra sera sono stata all’anteprima del film “Figli” per la regia Giuseppe Bonito con Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea, scritto dalla mente geniale del compianto Mattia Torre. 
Il film, in modo ironico e a tratti surreale, racconta le vicissitudini di due genitori alle prese con la nascita del secondogenito.
Un susseguirsi di scene esilaranti che mette nell’occhio ciclone la coppia e il suo tentativo di non farsi travolgere dal tornado “figli”.
 
crisi di coppia
 
Le dinamiche che il film mette in scena sono quelle che accadono in qualunque famiglia: lei che, dopo una notte insonne con i capelli arruffati e la maglietta ancora bagnata di latte e rigurgito, saluta il marito – che si appresta garulo a scappare al lavoro –  chiedendogli implorante: “a che ora torni a casa?”.
Lui che, travestito da supereroe, aspetta il rientro a casa di Lei uscita con un’amica, anelando a una medaglia all’onore per aver fatto partire la lavastoviglie, preparato la cena e messo a letto i bambini.
Quello che Lei fa solitamente tutti i giorni, ma per cui non chiede un monumento né uno stipendio.
Il grande merito di questo film è quello di riuscire a trasfigurare grazie a una pungente comicità tutta la tragicità di alcune situazioni di “ordinaria follia” che la genitorialità ci costringe -nel bene e nel male – ad affrontare.
Un film di questo tipo ci fa sentire meno soli e medica quel senso di inadeguatezza genitoriale che ci accomuna un po’ tutti.
Perché – come ci racconta il film-  “succede che i figli si insinuino nella nostra mente in modo subdolo e perverso: se siamo con loro ci soffocano, se non ci siamo ci mancano in modo straziante.”
E la contraddizione di essere genitori è un po’ tutta racchiusa in queste veritiere parole di Mattia Torre. 
I figli ci cambiano e al tempo stesso ci migliorano. Ma prima di raggiungere la consapevolezza di questo passo verso la versione migliore di noi stessi cui i figli ci spingono, bisogna passare attraverso il doloroso percorso dell’accettazione non solo dei nostri limiti, delle nostre umane fragilità, dei nostri difetti e sensi di colpa, ma anche quelli del nostro partner.
L’accettazione di una vita diversa da quella edulcorata che forse ci eravamo immaginati è il primo passo verso la felicità.
 
figli mattia torre
 
 
luca mazzucchelli psicologo
Post in collaborazione con VisionFilmDistribution
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