Comunicare con il bambino in gravidanza è possibile, anzi, auspicabile. Questa pratica è nota con il nome di bonding prenatale (To bond = legare, relazionale) e sta ad indicare l’insieme delle modalità relazionali e comunicative tra madre e bambino durante il periodo della gravidanza.

Quando mi sono ritrovata incinta per la prima volta, una mia amica mi aveva regalato una collanina con un campanellino: il più noto richiamo degli angeli che, tenuto sulla mia pancia, avrebbe accompagnato con il suo suono il mio bambino durante i 9 mesi. E si dice anche che, una volta nato, il bambino si calmi se gli viene fatto sentire il suono del ciondolo perché in grado di ricordargli la tranquillità della sua vita prenatale.

richiamo degli angeli

Ed ecco il punto: la vita prenatale del bambino è stata oggetto di studi che presero il via già negli anni Sessanta a riprova che il bambino intrauterino sia un essere sensibile e intelligente. Le sue caratteristiche psicofisiche, infatti, sono inscritte solo in parte nel suo patrimonio genetico sin dal concepimento. 

Per esempio, l’intelligenza del bambino è dovuta per circa un terzo a fattori genetici e per due terzi è data dagli stimoli e dalle esperienze ambientali.

La cosa sorprendente è che, ad esempio, l’udito è l’organo di senso la cui funzionalità è completa verso la fine del quinto mese di gestazione, infatti, il bambino è già in grado di riconoscere per esempio la voce paterna dalla 16° settimana.

La 16° settimana è infatti il periodo ideale per avviare gradualmente il dialogo quotidiano con il bambino. Molti studiosi riferiscono che il centro della memoria sia in grado di cominciare a funzionare proprio durante questa settimana. Ciò significa che il piccolo possiede già delle capacità di apprendimento.

La nascita comporta sempre un trauma e un enorme cambiamento nel vissuto del bambino. Il tipo di relazione che riusciremo a instaurare con lui durante i 9 mesi, e specialmente negli ultimi tre, assume, pertanto un valore enorme.

La madre è il sostegno e nutrimento vitale per il figlio, ma è anche la mediatrice tra lui e il mondo esterno.

“Mai quindi come nel periodo prenatale – sostiene Gabriella Ferrari, autrice del libro La comunicazione e il dialogo dei nove mesi” – ciò che la madre vive il bambino lo vive con lei. Con lei ha in comune tutti gli elementi corporei che lo stanno costruendo; con lei ha gli scambi psichici giorno e notte, che contribuiranno in maniera decisiva a costruire la sua personalità futura”.

Coccole al piccolo nel pancione

Il feto, infatti, non solo partecipa alla vita emotiva della madre, ma è in grado di ricevere il suo amore, la sua accettazione o il suo rifiuto, e tutto ciò influirà sulla sua personalità.

Ecco perché la comunicazione prenatale, oggetto del libro sopracitato e che vi consiglio, è basata sulla voce, i suoni, il movimento, la tattilità e sull’apprendimento di una gestione più consapevole del vissuto psichico e verbale che la madre è in grado di trasmettere al bambino durante la gravidanza.

Personalmente questa consapevolezza mi fa sentire investita di una grande responsabilità e, di conseguenza, mi spaventa ripensare a tutte quelle volte che sono stata in preda all’ansia e al malumore. Per i più svariati motivi, nel corso di questa gravidanza, mi sono arrabbiata, ho pianto, ho urlato, gridato creando terreno fertile per la produzione di ormoni dello stress che avranno inevitabilmente invaso il sistema della mia bambina facendola a sua volta stressare.

bonding prenatale

Tuttavia, penso che questa consapevolezza sia anche una grande opportunità perchè un figlio è un investimento per crescere. Il primo compito educativo di un genitore è quello di educare se stesso a un atteggiamento di apertura e di ascolto verso il nascituro. Il nutrimento più importante che la madre possa offrire al suo bambino, però, non è solo l’amore e un sentimento di accoglienza nei suoi confronti, ma anche una attenzione alla qualità dei suoi pensieri e delle sue intime emozioni.

Perché tutto ciò che la madre vive, il bambino lo vive con lei

In questo libro “La comunicazione e il dialogo dei 9 mesi” ho trovato una valida guida per intraprendere questo nuovo viaggio finalizzato a entrare in contatto profondo e positivo con la mia bambina. La parte pratica del manuale-eserciziario è proprio volta a promuovere questo atteggiamento di apertura e di ascolto attivo-emotivo, per una costruzione più armoniosa e positiva della relazione affettiva. Dalla buona qualità della relazione intra-uterina che saremo riusciti a instaurare con il bambino durante la gestazione dipenderà non solo la tranquillità, l’autostima e la costruzione della personalità del bambino, ma contribuirà anche a produrre dei vissuti migliori durante la gravidanza, il travaglio, il parto, l’ allattamento e nella comunicazione genitori-bambino dopo la nascita. 

parlare al bambino nella pancia

 

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