Ammetto di avere un debole per quei libri psico-educativi che, per chiarire un concetto, utilizzano metafore elementari.

Capita che magari il mio cervello, immerso nella lettura di un libro di stampo pedagogico, inizi a smarrirsi nella nebulosa di concetti astratti e poco pratici. Ed è un attimo ritrovarsi con il libro aperto ma con lo sguardo perso, impegnato a valutare le calorie di un gelato con lo stecco rispetto a uno con il biscotto.

E, mentre distrattamente giro pagina, arriva invece lei: la metafora, l’esempio pratico, concreto che sortisce in me lo stesso effetto di una secchiata d’acqua fresca in faccia e allora non c’è più nessun gelato che possa distrarmi.

In questi momenti mi sento illuminata come quando, per insegnarmi a fare le sottrazioni, mia madre mi metteva in mano le mele e le pere anziché farmele disegnare sul quaderno.

Questa euforica sensazione di “immediata comprensione” mi è accaduta l’altro giorno. Stavo leggendo “il cervello dei bambini spiegato ai genitori” e in particolare mi ero soffermata su un capitolo dedicato all’importanza di educare i bambini con empatia. Il principale vantaggio che ne deriva è l’accrescimento dell’intelligenza emotiva.

riconoscere le emozioni nei bambini

Secondo l’autore, tutti conosciamo circa 100 parole per esprimere emozioni e sentimenti, ma non le usiamo nella vita quotidiana. Uno dei motivi è che nella nostra società non è appropriato parlare in pubblico delle emozioni, l’altro è che troviamo difficile identificare una parola concreta con un sentimento che non percepiamo chiaramente.

Penso che in questo casa valga il concetto “nominare per dominare”. Ossia, aiutare i bambini a esprimere a parole il loro stato d’animo dando un “nome” preciso alle emozioni quali PAURA, RABBIA, TRISTEZZA, FELICITA’ e via dicendo, li rassicura.

Iniziare a dare una forma al proprio stato d’animo e a verbalizzarlo, permette di passare dalla pancia (la parte impulsiva) alla testa (quella più riflessiva e razionale).

Penso che ai genitori spetti anche il compito di educare i propri figli all’ascolto di sé, del proprio mondo emotivo e della traduzione in parole di ogni emozione.

Detto questo, come si fa a essere empatici in modo efficace?

Prima di tutto vi renderò partecipi della metafora che mi ha ben chiarito questo primo concetto:

“immaginate il mondo delle emozioni come una grossa radio”.

Non soffermatevi sul tipo di radio altrimenti vi distraete.

Proseguo: “questa radio ha diverse frequenze o emozioni basilari, e ognuna di esse si può ascoltare a un volume più o meno forte. Così il dispiacere e la tristezza hanno la stessa frequenza emotiva, ma il primo ha intensità minore. Anche l’allegria e l’euforia hanno la stessa frequenza, e in questo caso l’euforia ha intensità maggiore. Per dare una risposta empatica efficace è molto importante sintonizzarsi sulla frequenza dell’emozione sperimentata dall’altra persona, ma anche sull’intensità. Immaginate di essere una coppia di adolescenti desiderosi di trascorrere un momento romantico sui sedili posteriori della macchina, l’emittente prescelta sarà tranquilla a volume basso. Una canzone da juke-box sparata al massimo non propizierebbe l’atmosfera intima, e tanto meno un brano hard rock a basso volume. Per questo se vuoi entrare in empatia con tuo figlio, è importante saperti sintonizzare con le sue emozioni. Bisogna quindi individuare la frequenza emotiva, ma anche l’intensità”.

riconoscere le emozioni nei bambini

Ho trovato che questa metafora spieghi bene che se ad esempio mio figlio in un momento di rabbia mi dice:” Odio mio fratello”, è inutile che io gli risponda con una frase come questa:

“ma non puoi odiare tuo fratello, dovete volervi bene”. Sarebbe meglio, per sintonizzarmi sulla sua frequenza, rispondere piuttosto con una frase più empatica:

“Certo, capisco che ti fa arrabbiare che la mamma passi molto tempo con tuo fratello, vero? Ti manca passare più tempo insieme.”

Oppure, se mio figlio piange disperato perchè voleva andare al parco ma piove, è inutile che io dica una frase di circostanza come “calmati, su, stai tranquillo, non è la fine del mondo. Al parco ci andiamo domani, oggi non si può perché piove.

Senz’altro sarebbe meglio dirgli una frase così “Oh, che rabbia, vero? Avevi molta voglia di andare al parco? Pensi che potremo andarci domani con il sole?”.

L’empatia non si esprime solo a parole. Uno sguardo di comprensione, un bacio, un abbraccio, una carezza possono essere ancora più chiari di mille parole. L’empatia favorisce la connessione tra il cervello razionale e quello emotivo del bambino. Tutte le emozioni, incluse quelle negative, sono importanti e preziose.

Il libro conclude rircordandoci che “ascoltare il bambino con empatia lo aiuterà a identificare i propri sentimenti e a migliorare la sua intelligenza emotiva. L’empatia aiuta il bambino a calmarsi quando si sente sopraffatto dall’angoscia, dalla rabbia o dalla frustrazione. Una risposta empatica può aiutare a calmare le emozioni più intense quando il bambino non è in grado di riuscirci da solo”.

Se vi interessa approfondire, nel libro “Il cervello dei bambini spiegato ai genitori” trovate due tabelle con alcune delle principali emozioni ordinate in base a frequenza e intensità. In queste tabelle troverete inseriti 50 stati d’animo che rappresentano un repertorio abbastanza ampio da permettervi di affrontare qualunque argomento con i vostri figli e di calmarli in molte situazioni, aiutandoli così a riconoscere i loro sentimenti.

Il cervello dei bambini spiegato ai genitori di Alvaro Bilbao

Un altro libro che vi consiglio sul tema è anche quello di Giuditta Mastrototaro

“Nascere e crescere alla luce dell’educazione empatica”, insieme al libro “Intelligenza emotiva per un figlio. Una Guida per genitori” di John GottmanIntelligenza emotiva per un figlio di John Gottman

Nascere e crescere alla luce dell'educazione empatica di Giuditta Mastrototaro

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