Penso che questa estate me la ricorderò.

Ci tengo a mettere nero su bianco le conclusioni a cui sono giunta, prima che l’oblio prenda il sopravvento. Altrimenti potrebbe succedere un po’ come quando partorisci: giuri che per tutta la vita ti ricorderai il dolore sopportato e che non farai un altro bambino.

Ebbene, quando il mio primogenito aveva 12 mesi, io già cercavo il secondo figlio. Ecco perché vorrei documentare oggi, per ricordarmene in futuro, che la prossima estate io non andrò più in vacanza al mare insieme ai miei figli.

Sia chiaro: non che queste vacanze siano state dolorose quanto un parto, però mi hanno messo veramente a dura prova.

Praticamente i miei figli si svegliavano all’alba già elettrizzati e questo stato di eccitamento e perpetuo movimento non cessava mai fino almeno alle 22 quando, improvvisamente, crollavano, come se qualcuno avesse schiacciato il tasto OFF.

E allora, terrorizzata solo all’idea che si potessero svegliare, sgusciavo fuori dal loro letto trattenendo il respiro con il batticuore. Giunta in soggiorno, avevo così tante cose da fare che spesso, presa dallo sconforto, perdevo mezz’ora solo per decidere da dove iniziare. Ma questa comunque era la parte in cui potevo quanto meno assaporare la magica quiete del silenzio.

Tutto il resto della giornata, arrancavo. Durante la mattinata la mia colonna sonora era scandita da: mammavoglioquesto, mammahofame, sete, sonno, miscappalacacca, mammaguarda, mammamdammi, mammaprendi, mammamisonofattomale.

lo iodio fa male ai bambini

E fin qui, tutto bene.

Il pomeriggio invece, con la stanchezza che iniziava a farsi sentire, passavo il mio tempo a ripetere a loop: “guarda quando attraversi la strada”, “chiedi scusa a tuo fratello”, “perché lo hai morso?”, “Cosa è successo?” “Perchè lo hai rotto?” “Non correre con il bastone in mano” “lascia stare la coda del cane”, “non fare le bolle con la saliva”, “non dire parolacce”, “non saltare sul divano, si rompe”. E così, all’infinito.

Troppi divieti? Troppe regole? Ci ho provato a non riprenderli, giusto il tempo di una telefonata.

In dieci minuti di mia “assenza”, però, si era scatenato l’inferno: il cane, esasperato dai continui dispetti, aveva morso il più piccolo, mentre il grande stava fendendo l’aria con il bastone delle tende (crollate a terra) come se fosse la spada di Star Wars. E, dulcis in fondo, sono inciampata in una delle mie magliette preferite, appallottolata sul pavimento e tagliuzzata in modo irreparabile.

Questo è comunque il quadretto di uno dei tanti “tranquilli” pomeriggi trascorsi in casa dopo pranzo, in attesa che il caldo soffocante si placasse e ci permettesse di tornare in spiaggia.

Eh già, la spiaggia, dove tutto assume un non so che di ancora più avventuroso ed energizzante.

Ad esempio, in una calda e soleggiata mattina, dopo aver soccorso il grande che per gioco si stava soffocando con un sasso nonostante i suoi 5 anni, mi sono trovata a inseguire per tutta la spiaggia il piccolo che, in preda a una crisi isterica, fuggiva dalla sottoscritta accusandola di avergli fatto un torto atroce. Non sono ovviamente mai riuscita a capire di quale turpe colpa mi fossi macchiata.

fare di necessità virtù: le mie vacanze sbagliate

Era così determinato nel cacciarmi che ho temuto chiamassero i servizi sociali. Non solo, piangeva così disperatamente che gli astanti avevano iniziato ad alzarsi dai loro lettini e a corrergli dietro, convinti che si fosse perso. E così, insieme a me, anche tutta la spiaggia lo inseguiva.

Fino a quando, una “voce fuori dal coro” si è fermata domandando al gruppo: ma dove è la madre di questo bambino? Ed ecco il momento peggiore, quello in cui con tutti gli occhi puntati addosso mi sono trovata a fare “outing” davanti all’attonita folla, ammettendo di essere io la madre “degenere”.

Arrivare esausti all’ora di cena è stata la prassi di tutta l’estate. Tant’è che anche mia madre, una sera, aveva detto la sua: “dovresti chiamare la pediatra e chiederle se esistono dei fiori di Bach, dei granuli omeopatici, insomma dei calmanti per questi bambini!”

E io candidamente l’avevo redarguita: “Ma mamma! Cosa dici?  E’ lo iodio, non c’è niente da fare”.

Sono fermamente convinta che lo iodio, il caldo, l’afa somministrati ai miei figli per 6 lunghe settimane, li abbia trasformati in due cavalli imbizzarriti…

E’ bello poter dire che è tutta colpa dello iodio, no? Il mare mi pare un ottimo capro espiatorio.

Questo è il principale motivo per cui la prossima estate opterò per la montagna, o il lago o anche un agriturismo in qualche sperduta campagna, purché lontano dal mare. Pensate sia prematuro parlarne adesso? Io no, perché immaginarmi le prossime vacanze, nella speranza siano meno faticose di queste, mi rimette in pace con me stessa e il mondo.

Quindi, se avete consigli da darmi su questi luoghi, vi prego: fatelo! Scrivetemi.

Tuttavia, non tutto il “male” vien per nuocere.

L’idea del nuovo format di laboratori creativi non è infatti nata per caso, ma da un momento di disperazione e sconforto. Ho cercato così di trovare un modo creativo per “incanalare” tutta questa bella e straripante energia dei miei figli in qualcosa di più costruttivo e che, al tempo stesso, mi permettesse di riprendere il timone del controllo. Quanto meno nei momenti in cui ero costretta a tenerli a casa.

E’ stata una scommessa ma devo dire che, per ora, ha funzionato. Anche il cane mi è grato per avergli concesso una tregua dai miei figli.  Nel prossimo articolo vi racconterò i cambiamenti (positivi)  che ho notato nei miei figli da quando abbiamo iniziato a fare lavoretti insieme.

I sogni con la coda Lapis edizioni

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