Dal mio osservatorio privilegiato dell’ultima settimana, ombrellone 175, ho potuto assistere a un fatto sconcertante.

Nella fila di ombrelloni davanti alla mia c’era una bella donna, così curata che ogni giorno sfoggiava un diverso costume coordinato con la fascia dei capelli. Sua figlia, una graziosa bambina di circa tre anni, era indubbiamente oggetto di molte attenzioni e premure: il suo nome veniva amorevolmente ripetuto dalle 5 alle 20 volte al secondo e tutta la spiaggia era informata in tempo reale su ogni sua singola azione.

Le frasi da non mai dire ai nostri figli per farsi ubbidire Le frasi da non mai dire ai nostri figli per farsi ubbidire

Tutto sembrava ritrarre un quadretto famigliare tutto sommato esemplare, sereno e felice. Fino a quando le urla della madre spezzano questa immagine armoniosa: “Agnese, vieni subito qui a mettere la crema altrimenti chiamo la strega cattiva che viene, ti mangia e ti porta via“.

Quello che più mi ha colpito è stato l’assoluto candore con cui la donna stesse esercitando una vera e propria forma di violenza psicologica ai danni della figlia.

Anziché dirle il classico “metti la crema altrimenti ti scotti”, mostrandole quindi anche una diretta e realistica conseguenza, aveva optato per una scorciatoia capace di incuterle un timore ben peggiore dello scottarsi. E questa minaccia è stata ripetuta in diverse occasioni per i più futili motivi:

  • per convincere la piccola a salutare il nonno al telefono;
  • per mangiare e finire la frutta;
  • per farsi la doccia dopo il bagno in mare;
  • per riordinare i giochi e andare via dalla spiaggia;

E potrei continuare a lungo. Una sorta di leitmotiv che la piccola Agnese, ormai abituata a vivere sotto la costante minaccia della malefica strega pronta a catturarla da un momento all’altro, si sentiva ripetere ogniqualvolta non seguisse un ordine alla prima richiesta.

Visto da fuori, prima di sapere quale fosse la motivazione che spingeva la piccola a essere così obbediente, era anche rincuorante vedere questa bella mamma così in sintonia con la propria figlia. E io già a fantasticare sull’innata capacità d’ascolto delle femmine, mentre, al contrario, io mi ritrovavo a rincorrere i miei due maschi per tutta la spiaggia, spruzzando poi a caso il protettivo solare nel tentativo, vano, di tenerli fermi.

Appreso il perché di questa rara obbedienza, mi sono per un attimo immaginata Agnese, nel suo lettino che una sera non riuscisse a prendere sonno contravvenendo alla regola del dormire. Non ho osato immaginare la minaccia della strega cattiva “che viene a mangiarti se non ti addormenti” che tipo di sonno potesse mai conciliare. Altro che la favola della buonanotte…

Per un bambino la strega cattiva ha ragione di esistere ed è reale al pari di Babbo Natale.

Lo ammetto, sono stata tentata più volte di alzarmi e rassicurare Agnese sul fatto che la strega non esistesse. Ma ho forse il diritto io di educare la figlia di un’altra mamma?

Oppure, avrei potuto parlare alla madre prendendo il discorso alla larga, inventandomi che da piccola ero stata traumatizzata da mia madre che, come lei, mi minacciava con la storia della strega cattiva.

Sarebbe servito magari a farle mettere in dubbio questo metodo educativo fondato sul terrorismo psicologico?

Ho immaginato questa mamma, che indubbiamente amava sua figlia, che infanzia avesse potuto avere. Come poteva non rendersi conto che utilizzare queste ancestrali paure dei bambini quale strumento educativo non solo fosse un metodo disciplinare davvero d’altri tempi, ma indubbiamente dannoso?

Mentre mi ponevo questa domanda, ecco sopraggiungere proprio la nonna materna di Agnese. Una donna d’aspetto molto giovanile, davvero amabile, premurosa e attivamente partecipe ai giochi della nipotina. Impeccabile oserei dire, le avrei lasciato anche i miei figli senza esitare. Eppure, chissà, forse ero davanti a colei che per prima aveva usato la figura spaventosa della strega per intimidire e ottenere l’obbedienza della  figlia. Ne sono certa: in assoluta buona fede.

Le frasi da non mai dire ai nostri figli per farsi ubbidire

Oggi per fortuna i figli non si picchiano più “per raddrizzarli”, ma non sentiamoci meno assolti se, per ottenere da loro ciò che vogliamo, non ci facciamo alcuno scrupolo a spaventarli facendoli sentire in balia della forze oscure.

La minaccia dell’uomo nero (o della strega cattiva o del lupo) può essere traumatica tanto quanto un castigo corporale. Sono due diversi modi di lasciare “cicatrici” nell’animo di un bambino destinate a durare tutta la vita. E quel che forse è peggio, è che possa essere considerato dal bambino che lo ha “subito” un giusto ed efficace modello educativo da utilizzare a sua volta anche con i propri figli.

Daniele Novara in “Punire non serve a nulla” suggerisce di esplorare la propria storia educativa non per cercare una perfezione educativa che non esiste, e nemmeno per condannare chi ci ha cresciuto. Il senso di questo percorso sta nel cercare la giusta distanza tra noi e il nostro passato, che ci consenta di educare in modo diverso i nostri figli.

O ancora Alba Marcoli ne “La rabbia delle mamme” afferma: ogni bambino è, non dimentichiamo, l’intreccio di tre storie: la sua, quella di sua madre e quella di suo padre. Non si può assolutamente cercare di capire quello che succede nel mondo interno del bambino se non si conoscono le altre due. Lo stesso vale per i genitori quando erano piccoli. A volte dei segreti dolorosi delle modalità aggressive vengono trasmessi da una generazione all’altra senza averne la consapevolezza e perpetuando così una sofferenza fatta di tanti anelli. Riuscire a spezzarne uno, anche se non definitivamente è sempre un passo importante.

Se volete approfondire sistemi alternativi a castighi, punizioni e minacce terrificanti per educare i vostri bambini, vi suggerisco questi due testi:

Punire non serve a nulla di Daniele Novara

punire non serve a nulla Daniele Novara

La rabbia delle mamme di Alba Marcoli

La rabbia delle Mamme di Alba Marcoli

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