Qualche sera fa mio marito ha iniziato a inviarmi via whatapp innumerevoli foto del suo armadio riordinato in base ai criteri del libro “Il magico potere del riordino”.

Io ero al lago con i bambini e lui finalmente aveva il tempo di dedicarsi ad attività di riordino.

Il libro, opera della giapponese Marie Kondo, è diventato un bestseller con milioni di copie vendute in tutto il mondo. Io non l’ho letto ma, da quanto mi è parso di capire, oltre a insegnarti un metodo tutto giapponese di piegare i vestiti praticamente appallottolandoli in modo che occupino meno spazio, ti insegna anche come sbarazzarti, senza sensi di colpa, di mezza casa.

Da quanto mi è stato raccontato, prima di eliminare un vestito o un oggetto, lo devi toccare e se ti suscita una qualsiasi emozione, allora è giusto tu lo tenga. Altrimenti puoi libertartene. Immaginatevi quanto mi ha rasserenato sapere che mio marito stesse seguendo alla lettera questo bizzarro criterio di selezione in mia assenza.

In ogni caso, questa breve intro solo per raccontarvi che l’autrice del suddetto campione di incassi si è molto ispirata al testo dell’educatrice giapponese Nagisa Tatsumi che ha scritto invece il libro “L’arte di insegnare il riordino ai bambini”.

Premetto da subito che nella cultura nipponica, l’arte di mettere a posto si studia all’Università perché, a quanto pare, imparando a fare ordine si diventa adulti migliori per i seguenti motivi:

1- si sviluppano abilità fisiche perché riordinare implica coordinare i movimenti e fare ipotesi spaziali

2- si coltiva l’empatia, perché apprendiamo il rispetto dell’altro e la cura delle aree comuni da quelle domestiche agli spazi collettivi.

3- si raggiunge una sorta di appagamento sinonimo di felicità personale, equilibrio interiore e rispetto per gli altri.

Penso si possa ben convenire con la cultura giapponese che, dopo i tre anni, sia giusto insegnare che le cose, vestiti, giochi, libri non possano essere abbandonate in giro. Ogni cosa deve avere una propria “casa” nella quale poter essere riposta una volta terminato il suo utilizzo.

Affinché questo sia possibile, è ovvio che bisogna predisporre uno spazio idoneo a tale scopo.

Il che si traduce nell’avere una libreria per i libri possibilmente di facile accesso ai più piccoli, dei contenitori dedicati ai diversi giochi, magari una grande sacca con manici (o cesta) per le costruzioni lego. E la parola d’ordine per sistemare ad esempio i giochi della cameretta dei nostri figli dovrebbe essere:

“facili da estrarre, facili da riporre”.

Ad esempio la soluzione che ad ogni genitore sembra molto pratica (a me per prima vi confesso), ossia il baule dei giochi, è invece sconsigliata.

Immaginate la confusione nella vostra cucina o nel vostro ufficio se voi gettaste i vostri attrezzi e utensili alla rinfusa in un cesto. Piuttosto si consiglia l’utilizzo di scaffali bassi per riporvi in bella vista libri e giochi.

In effetti mi è capitato di gettare nel “baule dei giochi” qualsiasi oggetto mi capitasse di trovare sparso per casa. Le volte che poi mi sono ritrovata a riaprirlo, su richiesta dei miei figli, per cercare magari “il dinosauro smarrito”, l’istinto è stato quello di richiuderlo immediatamente per l’incapacità di poter identificare qualcosa in quell’accozzaglia confusa di figurine, macchinine, maracas. Insomma, il “baule fagocitatore di giochi” ci dà solo l’illusione di avere l’ordine sotto controllo.

Il magico potere del riordino Marie Kondo

Come sostiene Grazia Honnegger Fresco “L’ordine è la strada maestra per la concentrazione: ai bambini piace ritrovare le proprie cose allo stesso posto, e del resto anche agli adulti, che non mettono a caso le proprie. Se le ha disposte in ordine la sera, prima di andare a dormire, la mattina è per lui un piacere ritrovarle. Gli dà pace saperle lì, quasi punti di riferimento.”

Sebbene possa sembrare che per conto loro i bambini possano avere la tendenza a creare confusione, in realtà hanno un incredibile bisogno e amore per un ambiente ordinato. Ogni cosa deve avere il suo posto (lo diceva anche Maria Montessori) e l’ambiente dovrebbe essere organizzato in modo da consentire al bambino di mantenere un’atmosfera ordinata e ben organizzata.

Inoltre coinvolgere il bambino ( a partire dai 3 anni) nelle attività domestiche come ad esempio riordinare la sua cameretta significa riconoscerlo come persona e rafforzare la sua fiducia in se stesso.

Come afferma Elena Balsamo: “E’ fondamentale per il bambino sapere di avere un posto preciso nell’ambiente in cui vive, di poter collaborare con l’adulto, di poter fare qualcosa di utile”.

Ovviamente, prima di riordinare la cameretta insieme ai nostri figli è bene predisporsi nello stato d’animo della rassegnazione: ciò che noi riordineremmo da soli in 3 secondi, con loro ci metteremo di sicuro il doppio se non il triplo del tempo. La lentezza dei tempi del bambino si scontra inesorabilmente con la frenesia di noi adulti che, per non perdere tempo, spesso e volentieri preferiamo sostituirci a loro nelle azioni di vita quotidiana.

Diversi libri però stanno sempre più ponendo l’attenzione sull’importanza di insegnare ai nostri figli la cura delle loro cose, e il primo passo in questa direzione è strettamente legato all’arte del riordino.

Il libro lo trovi qui

 

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