Mamme perfette all’ascolto state in guardia! Sto per svelare il vostro segreto, scoperto per caso in un giorno di pioggia in cui mi sono rifugiata in una libreria a cercare ispirazione e conforto dopo una sfuriata che avevo appena avuto con i miei figli.

E i miei occhi sono caduti su questo libro dal titolo “La rabbia delle mamme” e, dall’immagine in copertina (una madre urlante che mi ha ricordato molto “L’urlo di Munch”), mi son detta: “Beh, finalmente qualcuno che ci capisce”.

segreto mamme perfette-urlo di much

Dopo le prime pagine mi ha colpito la teorizzazione dello psicoanalista Donald Winnicott, citato nel libro, secondo il quale non esistono madri perfette, ma solo “sufficientemente buone”.

La normalità sta quindi in questa “sufficienza”, della quale possiamo addirittura andare fiere.

E allora, in pace con me stessa e la mia sufficienza, mi sono vista scorrere davanti agli occhi la carrellata di tutte quelle volte che mi sono messa a piangere davanti ai miei figli perché avevo i nervi a fior di pelle e non sono riuscita a trattenermi.

Come quella mattina che, dopo essermi chiusa le dita nella porta dell’ascensore, perché Giacomo e Mattia la stavano sbattendo a causa dell’ennesimo litigio su chi la dovesse aprire e chi chiudere, ho perso il controllo.

Penso di aver lanciato la borsa, aver picchiato i piedi a terra ed essermi poi buttata sugli scalini a piangere singhiozzante per il dolore ma anche un po’ per il nervoso. Ancora ricordo i miei figli, pietrificati davanti all’ascensore spalancato, con lo sguardo incredulo Il segreto delle mamme perfette...e interrogativo.

O quell’altra volta che una notte, tenendo in braccio Mattia urlante e di soli pochi mesi, non sopportando più le sue strilla trapananti il cervello, l’ho scosso gridandogli di smetterla di piangere.

Per poi passare il resto della notte assalita dai sensi di colpa a controllare maniacalmente internet e nello specifico “La sindrome del bambino scosso”.

Ero terrorizzata dall’idea che il mio averlo “scosso” avesse potuto provocargli gravi danni cerebrali.

Ovviamente lo avevo solo leggermente scosso, ma la stanchezza, unita al buio della notte, ingigantisce ogni cosa e confonde le idee. A ripensarci oggi mi viene da ridere se ripenso all’angoscia (infondata) che mi aveva attanagliato lo stomaco quella notte, e agli scenari catastrofici che mi ero paventata.

E così mi sono ricordata anche di…

tutte quelle volte che mi sono sentita sbagliata, incapace e inadeguata,

tutte quelle volte che ho urlato contro di loro a torto o a ragione,

tutte quelle volte che invece li ho incolpati e sgridati ingiustamente,

tutte quelle volte che hanno pianto e io sono stata a guardarli, senza riuscire a consolarli,

tutte quelle volte che chiedevano la mia attenzione ma io ero “occupata” a fare altro

tutte quelle volte che, pur di sottrarmi all’obbligo del gioco, mi sono occupata facendo “qualsiasi” altra cosa, fosse anche allineare chicchi d’uva sul tavolo.

E poi ci sono, perché ci sono…tutte quelle volte in cui avrei voluto essere quel tipo di mamma che incrocia il menù serale con quello del pranzo, per non correre il rischio di far mangiare a suo figlio due volte la carne nello stesso giorno.

O quella che la carne la compra solo di razza e direttamente dall’allevatore, e che è così organizzata che nel freezer avrà sempre una porzione di scorta di brodo fatto con le verdure di stagione. E non lo dico con ironia, mamme così ci sono (molte di loro sono mie amiche) e io le ammiro veramente. Ditelo eh che vi riconoscete nel brodo surgelato!

il segreto delle mamme perfette

Oppure quella volta che mi ero sentita umiliata dalla mamma del parchetto che, con tragica rassegnazione, aveva accettato che sua figlia mangiasse la fetta di crostata che le avevo gentilmente offerto, dicendomi:

“Mah sì, mah sì, dagliela pure, tanto, guarda, ormai ho rinunciato a farle mangiare merende sane”.

Ed ero rimasta lì, con la porzione di crostata appena sfornata tra le dita, sforzandomi di capire (perché non avevo il coraggio di chiederglielo) cosa intendesse lei per “sano”, se anche la crostata “della nonna” o “del fornaio in sostituzione della nonna” fosse, all’improvviso, assurta a cibo spazzatura.Neanche le avessi offerto un tegolino scaduto nell’89.

Pane e Miele? Ecco, forse sì.

Poi però ci sono anche quelle volte che ti diverti con i tuoi figli a fare i biscotti in casa, lasciando che sia più la farina che loro spargono ovunque rispetto a quella a finire nell’impasto.

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Tuttavia, la verità è che difficile fare sempre bene o far sempre quello che sarebbe giusto fare.E qualche volta ci riesci a far attenzione a quello che hanno mangiato a scuola perché ti ricordi di chiederglielo e non glielo riproponi la stessa sera.

E allora ti sembra che quel “sufficientemente” buona sia proprio esatto così, né più né meno.

E ti senti una madre (quasi) perfetta, con la consapevolezza che in quel “quasi” è racchiuso un universo di sbagli.

 

 

 

 

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