No, non avete letto male il titolo di questo articolo. Posso confermarvi che “lo stress in gravidanza fa bene al bambino”.  Parola di psicologo (mio marito). E allora mi direte, come gli ho risposto io, con gli occhi sbarrati: “Ma cosa dici? Ho sempre sentito affermare il contrario!.

E infatti, meno di un mese fa dopo aver letto il libro “La comunicazione e il dialogo dei nove mesi” in un mio articolo, ispirato a questo libro scrivevo: “ciò che la madre vive il bambino lo vive con lei. Per i più svariati motivi, nel corso di questa gravidanza, mi sono arrabbiata, ho pianto, ho urlato, gridato creando terreno fertile per la produzione di ormoni dello stress che avranno inevitabilmente invaso il sistema della mia bambina facendola a sua volta stressare.”

A corroborare questa affermazione c’è stato un articolo che mi è capitato di leggere, nel quale si affermava che recenti studi dello scienziato Selye dimostrerebbero che “lo stress di una madre durante la gravidanza viene trasferito al bambino”. Ed ecco che nel panico più totale ho girato l’articolo a mio marito, il quale però mi ha fortemente rassicurato spiegandomi che:

1- Lo studio che avevo letto era stato condotto sui ratti e non sugli esseri umani. Parrebbe ad alcuni un elemento secondario, eppure non tutti sanno che lo stress cui vengono sottoposti i ratti in questi esperimenti (prove di annegamento e soffocamento) non è minimamente paragonabile a qualsiasi tipo di pressione lavorativa o d’altro genere che potevo percepire io (e mi auguro chiunque altro) nel mio quotidiano. 

2- Quando si osservano, al contrario, le ricerche che hanno coinvolto gli essere umani, diventa evidente che lo stress durante la gravidanza non è sempre dannoso. Solo uno stress grave, come sopravvivere a un attacco terroristico o vivere per strada durante la gravidanza, aumenta il rischio di un parto pretermine e di un basso peso alla nascita.

3- Un certo grado di stress durante la gravidanza può persino produrre benefici al bambino.

Ma davvero? Sì, e a dirlo non è solo mio marito ma come si legge nel libro “Il lato positivo dello stress“, “le donne che hanno riferito di aver subito maggiori quantità di stress durante la gravidanza hanno partorito neonati con uno sviluppo del cervello superiore e una maggiore variabilità della frequenza cardiaca, una misura biologica che si associa alla resistenza e allo stress.”

stress in gravidanza conseguenze

Infatti, l’esposizione agli ormoni dello stress nel grembo materno istruisce il sistema nervoso che si sta sviluppando su come gestire lo stress.

Quindi, se ci sentiamo stressate non dobbiamo preoccuparci perché questo renderà più resiliente il nostro bambino. Senza contare che il messaggio che lo stress in gravidanza può essere dannoso al bambino, magari alimenta – paradossalmente – atteggiamenti che possono realmente essere nocivi per il feto come fumare o bere per “tenere a bada lo stress”.

Questa teoria, dei benefici dello stress in gravidanza, trova ulteriore fondamento scientifico grazie alla ricerca condotta dalla biopsicologa di Stanford, Karen Parker, che ha studiato a fondo gli effetti dello stress sulle prime fasi degli esseri umani e delle scimmie scoiattolo.

Il suo esperimento consisteva nel separare le giovani scimmie dalla madre, per un’ora al giorno, mettendole in una gabbia per generare in loro una condizione di stress.

stress in gravidanza complicazioni per il feto

Se ci pensiamo – tralasciando la metafora della “gabbia” – è un po’ quello che accade quando ci separiamo dai nostri figli per mandarli al nido (o alla materna).

Tuttavia, quando la studiosa aveva iniziato a condurre questo tipo di ricerca, aveva anche predetto che questa situazione avrebbe causato della instabilità emotiva nelle giovani scimmie. E, invece, dovette ricredersi perché lo stress aveva prodotto resilienza. Crescendo, le scimmie che avevano vissuto esperienze stressanti nelle fasi iniziali di vita erano meno ansiose di quelle maggiormente protette. Non solo, le scimmie sottoposte a stress mostravano maggiore curiosità verso gli oggetti circostanti e maggiore autocontrollo. Tutti effetti mantenuti anche nella vita adulta.

Il gruppo di ricerca della dott.ssa Parker ha quindi esaminato come lo stress nelle prime fasi di vita modifichi lo sviluppo del cervello, ma non in modo negativo come si potrebbe pensare, bensì in positivo!

Le scimmie separate dalla madre avevano sviluppato infatti una corteccia prefrontale più grande. In particolare, lo stress nelle prime fasi di vita aveva incrementato le dimensioni delle regioni della corteccia prefrontale che riducono le risposte alla paura, migliorano il controllo degli impulsi e aumentano la motivazione positiva. Ecco quindi che Parker e gli altri scienziati sostengono che vivere esperienze stressanti nell’infanzia può generare cervelli simili per quanto riguarda la resilienza, anche negli esseri umani.

E poi, diciamocelo, non siamo i ratti da laboratorio di Selye (lo studioso il cui articolo mi aveva angosciato) sottoposti a stress del peggior tipo, per giunta imprevedibili e completamente privi di significato. Gli esseri umani, anche in situazioni di stress riescono a trovare un significato e a reagire in modo positivo.

E se non hanno l’abitudine di farlo, possono apprenderla, ad esempio leggendo questo bel libro scritto dalla psicologa Kelly McGonigal “Il lato positivo dello stress”. 

Anziché sentirci vittime degli eventi e del nostro stress lesivo nei confronti del nostro bambino, rassegniamoci al fatto che non si può vivere in una campana di vetro immuni da qualsiasi tipo di stress e anzi, più ne abbiamo consapevolezza, più saremo in grado si accoglierlo trasformandolo a nostro vantaggio in una opportunità di esercitare non solo la nostra personale capacità di resilienza, ma anche quella del nascituro.

IL LATO POSITIVO DELLO STRESS

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