Quando urlare non serve a nulla…magari urlare dentro di noi anche sì, ma non contro i nostri figli.

A volte succede che i nostri figli commettano danni anche irreparabili ma non lo facciano di proposito. Capita perché sono distratti e le cose gli cadono di mano frantumandosi, o perché ancora non hanno chiara la distinzione tra un foglio da disegno, i muri di casa e i cuscini del divano.

Sicuramente è un peccato limitare ai bordi di un foglio tanto talento creativo, ma è pur vero che se non stabiliamo regole chiare a priori, poi non possiamo stupirci dei danni.

Ho letto su un libro che vi consiglio (“La sfida della disciplina. Governare il caos per favorire lo sviluppo del bambino” di Daniel J.Siegel e Tina Payene Bryson) che quando è possibile, sarebbe bene “negoziare” coinvolgendo nostro figlio in un ruolo “attivo”anziché “passivo” nella relazione con noi.

urlare non serve urlare non serve

Ossia, se gli dimostro che rispetto anche il suo punto di vista e sono disposta ad ascoltare (e a valutare) la sua proposta per risolvere una situazione che non mi va bene, non impongo il mio volere, ma lo invito alla riflessione.

Spesso basta descrivere la situazione che non mi piace, esporre i fatti risparmiandomi prediche o paternali avviando così un dialogo con mio figlio ed evitando che si metta subito sulla difensiva.

Secondo l’autore di questo libro, la disciplina stessa è da intendersi quale processo collaborativo e reciproco e non una imposizione dall’alto della volontà dei genitori.

Invitare mio figlio a trovare lui soluzioni può portarmi o a discutere le stesse soluzioni che io stessa avrei trovato (ma con la differenza che non la vivrà come una imposizione) o a sorprendermi per soluzioni assai più creative e originali di quelle che avevo in mente ma ugualmente percorribili.

Importante dunque è come, ossia il modo che scelgo per comunicare a mio figlio il medesimo messaggio. Anche se non gli urlo contro sbracciandomi, ma recupero invece calma e contegno, il messaggio lo passo ugualmente e anzi, ho sicuramente più possibilità che venga recepito.

urlare non serve

Ecco, quella volta del divano pasticciato, sono riuscita, pur essendomi chiara da subito l’entità irrimediabile del danno, a respirare profondamente e a non perdere il controllo.

Mi sono invece sforzata, inventandomi una calma che non mi appartiene, di chiedere a mio figlio cosa proponesse per rimediare il fatto che avesse imbrattato con il pennarello nero e soprattutto indelebile (forse fortuitamente capitato nei suoi pennarelli) i cuscini bianchi del divano!

La sua proposta, per quanto logica e scontata, non avrebbe però in questo caso funzionato: “mamma, lo lavi!”.

Io ridevo per non piangere. Dalla sua risposta era lampante come neanche lontanamente potesse comprendere il mio dramma e cosa fosse un pennarello indelebile. Lui, nato ai tempi dei pennarelli lavabili.

Era un dato di fatto che non si fosse accorto del danno e non lo avesse fatto di proposito: aveva semplicemente continuato il suo bel disegno oltre i bordi del foglio.

urlare non serve

Sarebbe stato inutile sgridarlo per qualcosa che lui per primo si era reso conto, troppo tardi siamo d’accordo, di aver fatto di sbagliato. In questo caso quello che ho potuto fare è stato spiegargli la differenza tra i miei pennarelli e i suoi (lavabili), per evitare si potesse ripetere in futuro un tale incidente.

Essermi concessa un time out, coinvolgendolo direttamente, mi ha permesso di osservare l’accaduto “dall’esterno” e di comprendere la situazione, evitando così di sgridarlo per un errore di cui non aveva colpa. Come quella volta che, sempre per sbaglio, ha aperto il rubinetto dell’acqua della nostra camera d’albergo, allagandola. Ma questa è un’altra storia.

Tuttavia, la volta del “divano bianco” ho colto almeno l’occasione per istituire un paio di nuove regole:

  • E’ severamente vietato disegnare con i pennarelli sul divano, se non si è capaci di prestare attenzione al divano e soprattutto di accorgersi quando finisce il foglio!
  • Non usare mai, per nessun motivo, i pennarelli indelebili della mamma

Questo è una delle 4 strategie pratiche che ho imparato dalla lettura de “La Sfida della Disciplina – Governare il caos per favorire lo sviluppo del bambino” di Daniel J.Siegel e che ho approfondito qui (Strategie di Disciplina a breve e a lungo termine).

Sempre ispirandomi a questo libro ho approfondito anche i seguenti argomenti:

1-Gestire i capricci al supermercato

Come lo humor può aiutarci a recuperare le situazioni in cui tutto sembra perduto

2- Bambini e regole: la strategia del Sì condizionato

3- Come gestire le emozioni del bambino

quando è in preda a una crisi isterica

4Quando urlare non serve a nulla

Magari urlare dentro di noi anche sì… ma non contro i nostri figli

 

 

 

 

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