Il viaggio dei profughi spiegato ai bambini

Il viaggio dei profughi spiegato ai bambini

C’è una bellissima poesia “mare nostro che non sei nei cieli” definita dal suo autore, Erri De Luca, una “preghiera laica al mediterraneo”.

L’indiscusso protagonista è questo nostro mare che abbraccia i confini del mondo e che accoglie nel suo grembo le gremite imbarcazioni di chi, con coraggio, affida il suo destino alle sue onde.

Benedetto diventa il suo fondale che custodisce vite cadute come foglie sul viale. Fa da autunno per loro, da carezza, da abbraccio, da bacio in fronte di padre e di madre prima di partire.

La stessa toccante delicatezza di questa poesia “per adulti” l’ho trovata in un libro per bambini “Un giorno un nome incominciò un viaggio”.

L’autrice, Angela Nanetti, prova ad affrontare con estremo lirismo un tema drammatico come quello delle vittime dei viaggi della speranza. Ma lo fa in un modo del tutto originale perché protagonista di questa storia è un nome. Il nome di una bambina che, dopo essere stato storpiato e imprigionato nell’inchiostro, aver sofferto la fame, la sete, il freddo, una notte, viene inghiottito dal mare ruggente in lotta contro il vento.

La mattina seguente tutto tace nel silenzio, e anche quel nome, abbreviato sulla piccola croce, ha trovato pace sulla spiaggia riscaldata dal sole.

Gruppo abele Onlus

E’ una storia che arriva dritta come un pugno nello stomaco, ma al tempo stesso, in controluce, ci dà un messaggio di speranza. E questo è reso possibile sopratutto grazie alle illustrazioni di Antonio Boffa, il cui stile pittorico ricorda le atmosfere oniriche sospese tra realtà e finzione, malinconia e felicità dell’artista Marc Chagall.

Gruppo abele Onlus profughi

Il tratto del suo disegno, spezzato, spigoloso e stilizzato, riesce però a raggiungere sempre un’armoniosa e quasi sacrale compostezza di insieme. Quanto più nella prima parte del libro l’accostamento di colori cupi e notturni insieme alla forte espressività dei volti restituisce il senso del tragico, tanto più, nel finale, i colori vivaci e morbidi  compongono le tessere di un inno alla vita. Un’altra bambina nascerà e quello stesso nome porterà. E il suo destino sarà migliore. Questo almeno è l’augurio dell’autrice che, pur affrontando un tema come quello dei naufraghi migranti, non tradisce mai la fiera dignità dell’essere umano, scadendo nella banalità o nel pietismo.

E’ raro trovare su un tema difficile come questo una così toccante intesa tra i due linguaggi: quello verbale e quello iconico. Entrambi si mantengono su un piano astratto, quasi etereo, per raccontare una delle pagine più nere e drammatiche della cronaca dei nostri giorni.

Più volte come madre mi sono chiesta quale sia l’età giusta per introdurre ai miei figli le amare pillole della vita. Leggendo questo libro ho avuto la conferma di ciò che già pensavo: si può fare sin da piccoli ed è bene farlo per non dare l’illusione loro di vivere in un modo edulcorato.

Esistono bambini che muoiono attraversando il mare in cerca di un futuro migliore, bambini che soffrono la fame, la sete e che muoiono per un’infezione trascurata. Bambini che hanno avuto soltanto la sfortuna di nascere nella parte sbagliata di mondo. Io ho iniziato a raccontare ai miei figli che la realtà che vivono non è la stessa e uguale per tutti.

Un libro come questo, che si pone come un ponte tra poesia e realtà, offre un’efficace chiave interpretativa grazie alla quale poter aprire ai nostri figli, seppur piccoli, le porte della vita che li aspetta.

Ho letto questo libro al più grande dei miei figli di quasi 5 anni. In una pagina del libro è raffigurata una piccola croce, quando ha visto il disegno mi ha domandato se anche la piccola protagonista del libro si trovasse adesso al cimitero come la sua bisnonna e come mai fosse morta pur non essendo ancora diventata vecchia.

Gruppo abele Onlus profughi

E’ curioso che la domanda finale che mi ha fatto, richiami fortemente la dedica dell’autrice che troviamo all’inizio del libro (e che non gli avevo letto): “a tutti quei bambini che non diventeranno mai grandi”. La morte è troppo spesso esorcizzata, se ne parla poco o niente, e siamo noi adulti per primi a bandirla dai discorsi, soprattutto in presenza dei bambini, perché si pensa che il tema strida con la spensieratezza tipica dell’infanzia.

La morte però fa parte della vita. Può capitare ai nostri figli di perdere una persona cara come un nonno, è giusto però anche che sappiano che purtroppo alle volte la morte non bada all’età e colpisce senza distinzioni.

Questo libro permette anche (magari a partire dai 7 anni) di affrontare meglio i motivi e le ragioni politico-sociali che vedono famiglie come le nostre costrette a fuggire dalla guerra che assedia il loro paese d’origine e, sbarcando sulle nostre coste, essere poi definiti “profughi”.

Una lettura che mi sento di consigliare se accompagnata, spiegata e filtrata dalla sensibilità di un adulto.

Se ti interessa il libro lo trovi qui

un giorno un nome incominciò un viaggio

Per chi fosse curioso qui la poesia integrale di Erri de Luca “Mare nostro che non sei nei cieli”

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